Step two: Intervista a Vittorio Cecconi
Come ha trovato il Consorzio Universitario quando è entrato come docente a Caltanissetta?
“Quando sono entrato, più di 10 anni fa, esisteva a Caltanissetta soltanto il secondo triennio della facoltà di medicina, cosa abbastanza originale dato che non erano i corsi di base ma le ultime materie professionalizzanti: quindi è come creare un palazzo cominciando dall’attico!? In genere non è usuale ma lì c’è una chiave interpretativa per cui il secondo triennio era legato all’ambito professionale. Infatti, i corsi si svolgevano in modo quasi esclusivo nelle sale operatorie o di consulta medica dell’ospedale di Caltanissetta. Dopo sono intervenuto
personalmente e ho aperto la facoltà di Ingegneria elettrotecnica. Nel momento in cui mi sono intestato questa ipotesi ho avuto la collaborazione di alcuni ottimi professionisti nisseni. Da quel momento loro hanno dovuto fronteggiare una dura battaglia, vinta grazie al supporto dell’ Università di Palermo.
Superata questa fase iniziale nel giro di pochissimi mesi la facoltà ha raggiunto risultati insperati. Per Ingegneria si parla di 50/60 iscritti all’anno, ma per una facoltà come la nostra significa creare menti in grado di creare ricchezza. Non solo materiale ma di sviluppo”.
Ingegneria non ha subito un duro colpo dopo le riforme?
“Recentemente si è prodotto un grosso contraccolpo nell’Università italiana: questi restringimenti finanziari hanno indotto il Ministro, a seguito di altre azioni che già si muovevano nella medesima direzione, a stringere sempre più i cordoni della borsa ed ora ultimamente si sono create delle situazioni per imposizione ministeriale che hanno portato alla chiusura di molti Corsi di Laurea in tutta Italia. In questo paese abbiamo un grosso difetto: quando dobbiamo fare delle operazioni dolorose non riusciamo a essere selettivi, allora esercitiamo un’azione di restringimento facendo di tutta un erba un fascio. Quindi non guardiamo ciò che merita il sacrificio per essere mantenuto ma sacrifichiamo tutto indipendentemente dal merito”.
Cosa intende, più precisamente, con la parola merito?
“Secondo me è la qualificazione professionale ed è inutile nascondersi dietro un dito. Se io voglio fare cultura fine a se stessa lo potrò sempre fare con l’Università, ma noi dobbiamo dare un futuro e sbocchi professionali ai nostri laureati e anche alla società per garantire un interesse collettivo.
Noi abbiamo potuto sempre dire che non ci siamo mai posti il problema di dare ai nostri laureati l’occupazione. Noi condanniamo questa frase “occupazione posti di lavoro”, la troviamo deteriore e retrograda. Prima di tutto il concetto di occupazione non ci piace, noi vogliamo fare lavoro e non un posto di lavoro, perché vogliamo creare ricchezza per noi e per gli altri che è un concetto profondamente diverso.
Il nostro laureato non deve, pertanto, andare ad occupare qualche cosa, esempio una sedia, perché occupare è un’azione poco nobile. Stiamo attenti alle parole, hanno un significato. Quando uno dice vado ad occupare un posto di lavoro è già nella mentalità di una denuncia che si tratta di andarsi a prendere uno stipendio o di firmare un cartellino. Ecco non ci interessa questo, noi vogliamo creare ricchezza e abbiamo professionalità tali che spingano il lavoro e creino il lavoro per se e per gli altri. Questo è il nostro tipo di ingegneria”.
Questo tipo di studi ha subito tagli?
“ Come tutti. Oggi ci troviamo anche noi sotto la mannaia del Ministero che ha fatto si ché il CdL triennale in Ingegneria elettrica si chiudesse a Palermo e persino a Catania, ma no a Caltanissetta”.
come mai la scelta di Caltanissetta?
“Ci siamo così tanto impegnati a Caltanissetta, per fare una sorta di campagna promozionale nelle scuole – io compreso – mentre Ingegneria chiudeva a Palermo, a Catania e anche a Bari, che a Caltanissetta questo tipo di facoltà è sopravvissuta, allargando di fatto ed improvvisamente il bacino di utenza. Questo è un dato positivo considerando che Caltanissetta è 20 volte inferiore a Palermo come numero di studenti. Oggi la facoltà di Ingegneria di Caltanissetta è l’unica da Napoli in giù. Per cui quest’anno abbiamo avuto più iscritti rispetto all’anno precedente, provenienti da Catania, Messina e mi auguro che a breve ne arrivino dalla Calabria. Quindi chiedo che si ci accorga di questa situazione singolare: Ingegneria elettrica di Caltanissetta invece di trovarsi in gramaglie per le azioni ministeriali di restringimento, si è trovata in una situazione migliore di Catania e di Palermo.
Ingegneria elettrica per i due anni di specialistica, i due anni successivi alla triennale, a Palermo ha il 90% di iscritti che provengono dalla facoltà di Ingegneria di Caltanissetta, cioè Caltanissetta sta dando alimento sia a Palermo ma anche a Catania nella specialistica in questo settore”.
Su Scienze dell’amministrazione vuole dirci qualcosa, come componente del consorzio?
“Si. Esistono lauree che servono per essere incorniciate e appese al muro. Esistono lauree che hanno sbocchi di lavoro e creano lavoro. Un fatto oggettivo è che la nostra facoltà crea sbocchi di lavoro, Scienze dell’Amministrazione e facoltà simili – soprattutto nel meridione – sfornano solo laureati che andranno ad ingrossare le fila dei disoccupati non essendo la nostra regione pronta ad accogliere tali professionalità. Infatti, è stata messa una croce sul CdL. Questo perché manca il contatto con la realtà concreta del mondo dell’offerta, ma si è semplicemente cercato di valutare solo il numero delle frequenze o degli iscritti. Ma non escludo che possa accadere anche con Ingegneria visto che se si innesca un processo negativo questo può creare un circolo virtuoso per tutti gli altri CdL”.
Cosa vuole dire?
“Il CdL in Scienze Biologiche dal punto di vista culturale è molto bello, ma dal punto di vista professionale, purtroppo, gli sbocchi sono molto pochi. Il Consorzio ha speso parecchi soldi per attrezzare i laboratori. Si è guardato al numero e come è andata a finire? Ha generato qualcosa di negativo, dando la colpa all’Università di Palermo, diffondendo la voce che si erano create nell’ambito della facoltà di biologia di Palermo due fazioni: una favorevole e una contraria al mantenimento della Facoltà a Caltanissetta. Ma non è stata cattiva volontà, perché Palermo, secondo le nuove prescrizioni ministeriali, non ha avuto più i numeri per poterla mantenere.
Ciò ha comportato la disattivazione del primo anno di Scienze Biologiche per l’anno accademico 2010/2011”.
Svolta un’analisi dal punto di vista universitario, ora passiamo ad un’analisi del Consorzio.
“I signori del Consorzio per me sono degli eroi, perché il dott. Torrisi sta svolgendo le sue funzioni come presidente in forma di prorogatio, considerando anche che la sua carica come vice è scaduta: la legge italiana infatti prescrive i termini della stessa entro 45 giorni – e questi giorni sono passati da un bel pezzo. Noi come università e come Caltanissetta non possiamo fare altro che ringraziarlo, perché avrebbe tutto il sacro santo diritto di dire basta. Eppure il Torrisi si da’ fare, fa ancora delle delibere, interloquisce con i CdL e le Università di appartenenza.
Ricordo che un giorno il sindaco Campisi si presentò in un convegno a cui feci parte e mi disse che ero stato nominato come uno dei membri del CdA del Consorzio, però sottolineò che questo era un gesto prematuro e provocatorio, con la speranza che anche gli altri soci facessero la stessa cosa. La cosa non mi fece piacere perché quando una cosa nasce prematura poi non cresce bene. Ciò nonostante accettai con la speranza che si muovessero le acque. Ma questo passo non ha sortito nulla. Ci ritroviamo oggi ancora con un CdA incompleto. Le uniche altre nomine vengono dalla Provincia regionale di Caltanissetta”.
La sua provenienza palermitana è certamente d’aiuto…
“Io sono stato delegato direttamente dal Rettore dell’Università di Palermo come punto di contatto tra l’Università e il Consorzio. Sono qui poter investire le mie conoscenze in Ingegneria e creare progetti soddisfacenti, ma date le condizioni in cui versa il Consorzio ho le mani legate ma bisogna percepire i segnali che sono più che tangibili. Se continuiamo a parlare di Università a Caltanissetta vuol dire che non tutto è morto.
L’Università che ha creato più lauree decentrate in Italia era il politecnico di Torino ed erano dislocate in molte città italiane come Biella, Prato, Alessandria, Ravenna e Novara. Solo il politecnico, non l’Università generalizzata. Quest’anno, però, ha chiuso tutte le lauree decentrate, non ne ha lasciata viva una. Quindi il restringimento ministeriale ha delle conseguenze che noi però dobbiamo cogliere come segnali da sfruttare a nostro vantaggio”.
Nel ringraziarla per la sua disponibilità le chiediamo se vuole aggiungere ancora qualcos’altro
“ Un inciso. Mi domando ma qual’è l’interesse della politica, della città di Caltanissetta e delle altre città della provincia nissena e del territorio in senso lato a mantenere questa precarietà? Ci si accorge che è una situazione pericolosa? Abbiamo contezza del fatto che alcune convenzioni sono scadute e che bisogna rinnovarle? Si ci accorge che il dott. Claudio Torrisi fa quel che pu òche è più di quel che potrebbe in relazione alla scadenza di molti adempimenti? Caltanissetta, in senso lato, sta giocando con il fuoco senza avere i guanti di protezione, ci si rende conto che si ci può scottare?
Ci sono delle risorse universitarie, e certamente noi siamo fra queste, le quali si batteranno a tutti i costi perché le cose vadano avanti. Non può Ingegneria elettrica, dopo che per la strana combinazione degli astri si è rafforzata, buttare a mare tutto un percorso che ha portato all’eccellenza. Comunione d’intendi deve essere la parola chiave tra politica, Istituzioni, consorzio e Università per un futuro solido e certo di Facoltà come quelle scientifiche che sono sicuro sbocco per coloro che intraprendono questi corsi di studio”.
Vanila Bella









